Il Manoscritto Voynich è un manoscritto medievale che rappresenta il più sconcertante rompicapo letterario della storia.

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Questo manoscritto è scritto in un codice incomprensibile e contiene illustrazioni di donne nude, piante, animali inesistenti e costellazioni sconosciute all’autonomia.
Si pensa che questo manoscritto sia stato scritto tra il 1404 e il 1438 e da allora non si è ancora riusciti a decifrarlo.
Nel 1912, un collezionista di libri rari, Wilfred Voynich scopre un misterioso libro in un antico baule conservato nella scuola gesuitica di Montedragone a Frascati.
Da quel momento Wilfred passò il resto della vita a tentare di decifrare il libro ma invano.
Tuttavia, Wilfred, scoprì un possibile indizio per risalire al probabile autore del manoscritto.
Nella prima pagina c’era un nome, ovvero: “Jacobus il tepenece”, un famoso medico viaggiatore esperto in piante e medicinali al servizio dell’imperatore Rodolfo II.

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Il Manoscritto è composto da 4 sezioni:
Nella prima sezione ( Botanica) ci sono 113 disegni di piante che non corrispondono a nessuna naturale.
Nella seconda sezione ( Astroligica) ci sono 25 diagrammi che rappresentano delle stelle e vi sono alcuni segni zodiacali.
Nella terza sezione ( Biologica) sono rappresentate delle figure femminili nude, alcune di esse sono immerse in vasche contenenti del liquido verde.
Nella quarta sezione ( Farmacologica) sono rappresentate fiale, ampolle, radici di piante ed erbe medicinali.

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Precisiamo che la scrittura del libro non è una lingua nota e chi ha analizzato il manoscritto ha capito cosa c’è nelle varie parti del libro grazie ai disegni.
Tutti i 170.000 caratteri del libro sono stati analizzati ma senza alcun risultato.
Ad una prima e superficiale occhiata sembra uni dei tanti libri del Medioevo ma una volta che si inizia ad analizzare a fondo le sue pagine, ecco che iniziano i misteri.
Per alcuni il manoscritto contiene un alfabeto di derivazione latina, ma per altri non ha la minima somiglianza con qualsiasi altro linguaggio noto.

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Il Manoscritto Voynich è accompagnato da una lettera del 19 agosto 1666, di Johannes Marcus Marci.
Secondo la lettera, il manoscritto era opera dello scienziato del XIII secolo Ruggero Bacone ( al secolo Roger Bacon).
La lettera era indirizzata al celebre gesuita e studioso Athanasius Kircher.
Neppure Kircher aveva avuto successo nella decrittazione e alla fine consegnò il manoscritto al collegio gesuito di Roma.
Tanti scienziati e specialisti hanno cercato di capire la scrittura presente nel manoscritto ma fino adesso il suo messaggio insieme alla scrittura rimangono un mistero.

http://m.youtube.com/watch?v=uFmYvOI-bys

Il misterioso villaggio dei nani

Pubblicato: 25/12/2014 in Curiosità

In Cina, nel Sud ovest della provincia cinese del Sichuan, esiste un piccolo villaggio che si chiama Yangsi.
Questo particolare villaggio è passato alla storia come “il villaggio dei nani”.

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Il villaggio è abitato momentaneamente da 80 persone, 36 delle quali affette da nanismo.
Può sembrare una cosa divertente, ma in realtà questo villaggio lascia di stucco anche gli scienziati.
Il villaggio contiene una percentuale troppo elevata di persone affette da nanismo (40% dei suoi abitanti) e nessuno è stato in grado di fornire una spiegazione.
Giustamente una percentuale così alta non può essere considerata una pura casualità.
Quindi a sorprendere è l’elevata concentrazione: in una popolazione, la probabilità di una crescita stentata è di circa un caso su 20mila.
Dunque un motivo c’è, ma quale sarebbe il motivo di questa anomalia?
Gli anziani del villaggio raccontano che molti anni fa erano normali, ma una notte d’estate un loro concittadino di nome Wang, catturò una tartaruga nera con strane zampe.

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La tartaruga nera fa parte delle creature mitologiche delle Costellazioni cinesi per cui bisogna trattarla con molta cura e attenzione.
Tutti erano impauriti a lasciarla andare via, ma Wang se la mangiò arrosto con i frutti di mare.

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Da lì a poco una strana malattia colpì i bambini del villaggio che avevano un età compresa tra i 5 e i 7 anni.
Questa malattia bloccò il loro sviluppo e molti di loro furono colpiti da forme varie di disabilità e malformazioni fisiche.
Questa strana malattia è stata scoperta nel 1957, con 119 nuovi casi nel 1985, il che dimostra che la malattia non si sarebbe fermata con le vittime originali ma si sarebbe trasmessa da generazione a generazione.

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Alcuni scienziati e non danno la colpa ai gas tossici usati durante l’invasione della Cina da parte del Giappone però i giapponesi non sono mai arrivati nelle vicinanze del villaggio.
Altri invece danno la colpa al mercurio del suolo.
Nel 1997, una teoria individuò la causa in un’alta concentrazione di mercurio nel terreno, ma l’ipotesi non è stata ancora provata.
Scienziati ed esperti hanno visitato il villaggio Yangsi e ne hanno analizzato anche l’acqua, il suolo e il grano e hanno visitato i nani nella speranza di trovare qualche indizio.
Tuttavia, il mistero è rimasto, oggi come ieri e si nutre di leggende e chissà se mai troverà una spiegazione.
Le notizie di questo villaggio si sono trasmesse per vie non ufficiali, perché le autorità cinesi impediscono agli stranieri l’ingresso e i contatti con gli abitanti.
In ogni caso, nessuna teoria si basa su dati certi ed effettivi, o per lo meno non fino ad ora, ed il mistero del nanismo nel villaggio di Yangsi rimane un enigma al quale gli stessi medici non riescono a dare un nome.

Shakespeare in mystery

Pubblicato: 25/12/2014 in Curiosità

Mistery box

Tutti bene o male abbiamo sentito parlare del grande poeta e drammaturgo William Shakespeare, e chi ha letto le sue opere rivoluzionarie (rivoluzionarie perché Shakespeare nelle sue opere ogni personaggio aveva le proprie caratteristiche e sembrava che ogni personaggio ha la propria voce, quindi i suoi personaggi avevano una propria personalità) ha capito che la complessità e il linguaggio nelle sue opere era straordinario. Usava termini difficile e mai sentiti e sia per questo motivo sia per il fatto che in pochi anni è riuscito a scrivere una marea di opere, tutti si domandano come ha fatto a scrivere cosi tanto in poco tempo e soprattutto come faceva a conoscere i luoghi italiani alla perfezione se lui era nato a Stratford-upon-Avon. Chi era in realtà? Esisteva davvero Shakespeare oppure le sue opere sono una pluralità di letterati che si identificano con questo misterioso nome?
William Shakespeare
Il dibattito sull’attribuzione delle sue opere…

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La scrittura è sicuramente l’invenzione più importante per tramandare la storia.
Ci sono molti alfabeti interessanti ma la scrittura “rongo rongo” contiene qualcosa di misterioso.
È la più antica scrittura parzialmente indecifrata della Terra ed è la scrittura più antica dell’isola di Pasqua.

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Questo tipo di scrittura è l’unico sistema di scrittura inventato autonomamente in Polinesia e nell’intera Oceania.
È un sistema di scrittura pienamente sviluppato perché contiene un numero di segni notevole, righe ordinate e testi di lunghezza considerevole (3000) segni.
Tuttavia questa scrittura misteriosa ha accesso forti controversie bel mondo archeologico e scientifico.
Infatti per molti decenni rimase totalmente incompresa.
Possiamo affermare decisamente che è una scrittura ideologica ( scrittura ideologica- è un sistema utilizzato da varie culture primitive per trasmettere un messaggio attraverso dei disegni o segni, ciascuno dei quali corrispondono ad un oggetto o ad un azione) formata da segni e figure che comprendono esseri immaginari, pesci uccelli e figure umane.
Questa scrittura (rongo rongo) è stata fatta su delle tavolette di legno.
Per scrivere quei segni e quelle figure sul legno una tradizione narra che gli scribi abbiano utilizzato dei denti di squalo e ossidiana e che siano state scritte dalle prime colonie guidate da Hotu Matua.

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Momentaneamente in tutto il mondo esistono solo 26 iscrizioni su tavole da legno, alcune appartenenti ai Musei Vaticani altre appartenenti a collezioni privati.
Queste tavole di legno furono scritte intorno al 300 d.C.
Come ho detto all’inizio il significato della scrittura “rango rango” rimane parzialmente sconosciuto.
Parzialmente perché una tavoletta chiamata Mamari ( oggi conservata nell’archivio dei SS Cuori a Grottaferrata nei pressi di Roma) contiene un calendario lunare.

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È stato lo studioso Thomas Barthel che grazie a questa tavoletta è riuscito a decifrare parzialmente alcuni simboli.
Forse è così difficile da decifrare perché era una scrittura particolarmente colta, la cui lettura era affidata alla memoria e probabilmente non aveva nessun rapporto con il linguaggio parlato.
Le tavolette di legno forse erano dei piccoli libri sacri che contenevano trazioni, inni, leggende ed invocazioni alle divinità e dovevano essere custodite.
Questo tipo di scrittura è stato paragonato ad un altro tipo di scrittura anch’essa impossibile da decifrare.
Sto parlando della scrittura di due culture della vale dell’Indo (usata dalla civiltà locale tra il 2500-1900 a.C.)
Comunque sia non sappiamo ancora il loro significato.
Il messaggio e il contenuto delle tavolette rimane un mistero.

Il Natale ha un significato molto importante per i cristiani di oggi.

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Alcuni sostengono che il Natale è una festa pagana invece altri affermano che la data scelta per festeggiare la nascita di Gesù è soltanto una data simbolica per ricordare quel evento importante.
Il Natale è considerato da molti un’occasione per festeggiare con cibi speciali, rivedere vecchi parenti, riempire la casa di decorazioni, acquistare e ricevere tanti regali.
Però alcune persone non riflettono mai sul perché credono in ciò che credono.
Adesso vediamo di mettere in discussione le veri origini del Natale e il perché i cristiani di oggi festeggiano il Natale il 25 di Dicembre.

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Partiamo dal fatto che il Natale non è una festa comandata da Dio e nella Bibbia non ce alcuna traccia della festa del Natale.
Si parla soltanto della nascita di Gesù Cristo senza precisare il giorno, il mese o l’anno e non si fa alcun riferimento a Babbo Natale o all’albero di Natale o alle tradizioni natalizie.
Il Vangelo di Luca descrive dettagliatamente e in modo molto accurato la nascita di Gesù ma volontariamente omette la data fi nascita.
Ma allora perché il Natale si festeggia il 25 di Dicembre?
Il Natale è la festa legata al solstizio invernale e aveva una grande importanza dell’Impero Romano.
Il solstizio è il giorno più corto dell’anno che cade intorno al 21 dicembre.
Il 25 dicembre invece la durata del giorno rispetto alla durata della notte ricomincia a crescere in modo evidente e per le popolazioni antiche questo evento era visto come un rinnovamento della speranza.

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Infatti questo evento fu mimetizzato con la nascita del Dio-Sole ( Dies Natalis Solis Invicti).
Questa festa fu istituita dell’imperatore Aurrliano nel 274 d.c.
Tale tradizione arrivò fino a Roma ove la chiesa ha proposto Gesù come il “vero sole divino”.
La festa del Natale fu del tutto sconosciuta ai cristiani per i primi tre secoli.
Le cose cambiano con l’avvento al potere dell’imperatore romano Costantino I il Grande che si convertì al cristianesimo.
Ebbene, l’imperatore Costantino ha unito coscientemente il culto del Dio Sole con il culto di Gesù e praticarli congiuntamente.
Ma perché il 25 dicembre non potrebbe essere la data di nascita di Gesù?
Perché in Palestina i pastori trascorrevano il loro tempo con le greggi nei campi soltanto da marzo- aprile fino a novembre e appunto nel Vangelo di Luca si fa riferimento a dei pastori che stavano nei campi nel momento della nascita di Gesù.
Ci sono altre feste che coincidono con il 25 dicembre.
Il 25 dicembre è associato al giorno in cui si festeggiano personaggi divini risalenti a secoli prima di Gesù. Per esempio:
Il Dio Horus egiziano, il Dio Mitra indo-persiano, Dioniso (Leanea “la festa delle donne selvagge”) ecc.
In conclusione posso affermare che i cristiani non celebrano il 25 dicembre come data propriamente storica della nascita di Gesù ma soltanto una data simbolicamente scelta della Chiesa cattolica nel giorno dedicato in antichità al Dio Sole.

“È con me stesso che ho cominciato e quando sarà tutto finito sarò tutto quello che resterà di me.”
– Bruce Lee –

Bruce Lee nasce il 27 novembre 1940, a San Francisco nel Jackson Street Hospital di Chinatown.
Bruce Lee ha lasciato un segno profondo come attore, come maestro e filosofo e ha contribuito notevolmente allo sviluppo delle arti marziali del XX secolo.

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All’ età di 13 anni (1953) inizia a praticara il Kung-fu e da qui la sua vita inizia a cambiare.

Nel 1959 iniziò ad insegnare il Kung-fu e a Los Angeles inizio la sua carriera d’ attore recitando nella serie televisiva “The Green Hornet”.
Bruce Lee nacque con un fisico speciale costruito esclusivamente grazie all’ applicazione e alla forza di volontà, cioè attraverso un allenamento intenso.

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Possiamo dire che aveva un fisico perfetto, muscoli su muscoli.

Ma com’è morto Bruce Lee?

Ci sono tanti libri che raccontano la sua misteriosa morte.

Una delle ipotesi afferma che il 20 luglio del 1973 alle 19.30 di sera morì in sonno per una reazione allergica a un farmaco analgesico.
Aveva 32 anni.
L’ incertezza che i medici ebbero inizialmente nel determinare le cause della sua morte contribuì a creare numerose leggende.
Ad esempio si disse che era stato avvelenato da una sua amante, pagata da una casa di produzione rivale oppure che era stato ucciso dalla mafia cinese.
Ma una storia che ha avuto più successo era quella che lui è morto dopo essersi scontrato con un maestro di una scuola rivale. Secondo questo racconto fantastico, Lee perse lo scontro perché subì una mossa segreta, un particolare tipo di pressione sui organi vitali, che gli causò la morte 10 giorni dopo aver subito il colpo.

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Altre ipotesi affermano che sarebbe morto a causa dell’ abuso di droghe.
Secondo alcune fonti, le analisi successive alla morte del campione hanno rilevato la presenza nel suo organismo di sostanze stupefacenti.
Questa ipotesi ha trovato qualche riscontro documentale, ma bisogna considerare che dalle analisi svolte sul suo cadavere, Bruce era in perfetta salute, aveva un fisico giovane, sano e allenato, quindi, non certo il ritratto di una persona che faceva uso di sostanza stupefacenti.

Bruce Lee morto a causa di una maledizione?
La famiglia e alcuni amici hanno più volte testimoniato che durante l’ ultimo anno della sua vita il campione ha fatto più volte cenno alla sua imminente scomparsa.
Un presagio che avrebbe avuto presto la sua amara conferma.

Ma cosa ha veramente causato la morte del campione nel pieno delle sue capacità fisiche e mentali?

Il referto dell’ autopsia parlò di un edema cerebrale, e cioè di un accumulo di sangue nel cervello.
La causa di questo accumulo di sangue nel cervello (edema cerebrale) fu uno shock anafilattico, cioè una violente reazione allergica ad una sostanza chimica chiamata Meprobamato. Questa sostanza chimica era contenuto in un medicinale molto simile all’ aspirina (equalgesic), che Bruce aveva assunto nel pomeriggio del 20 luglio per alleviare i sintomi di un forte mal di testa.

la morte di Bruce

Se l’ ultima ipotesi fosse quella vera allora Bruce morì a causa di un incidente. Nessun complotto nessuna maledizione. Era un uomo come gli altri, e aveva come tutti noi i suoi limiti, ma trasformò se stesso in un’ opera d’ arte e questo ha fatto di lui un grande campione.

Ogni giorno tutti ci guardiamo allo specchio specialmente le donne. E ci fa paura quando uno specchio si rompe sia perché ci possiamo far male con i pezzi rotti sia per la credenza popolare e cioè che lo specchio rotto porta 7 anni di sfortuna.

la maledizione dello specchio rotto

Ma quanti di noi sanno l, origine o meglio le origini della maledizione dello specchio rotto? Sicuramente pochi. Allora vediamo le origini di questa maledizione.

Le spiegazioni di questa credenza sono tante.
Innanzitutto i cinesi, e gli orientali in genere, per i quali ogni luogo che riflette il corpo umano è sacro, misterioso e perciò pericoloso poiché cattura insieme all’ immagine anche l’ anima di colui che vi si riflette. (La stessa cosa era anche per gli Indios che non accettavano di essere fotografati considerando questa cosa un furto dell’ anima.)
Quindi rompere uno specchio significa distruggere anche parte dell’ esistenza del spirito del riflesso.

lo specchio dell' anima

La seconda credenza ha origine nell’ Impero romano.
Infatti dall’ antica Roma in poi, quando si diffuse questa credenza in ambito europeo, la rottura di uno specchio aveva il significato di portasfortuna per motivi molto più prosaici.
Gli specchi costavano moltissimo a causa del primitivo strato d’ oro, argento o rame puro (in seguito anche stagno, alluminio, piombo ecc) che venivano spalmati come riflettenti sulla base prima del posizionamento della lastra di vetro (carissimo anche il vetro).
Rompere uno specchio significava una perdita soprattutto economica e si dovevano fare 7 anni di sacrifici prima di comprare un altro specchio.
Immaginate oggi se una persona deve fare 7 anni di sacrifici per comprare uno specchio nuovo e non si può guardare allo specchio per 7 anni che trauma.

specchio

I 7 anni di sfortuna

Il numero 7 è da sempre considerato magico, misterioso e con ricchissima simbologia che lo connota fin dall’ astrologia babilonese, che riconosceva pianeti e divideva il mese lunare in cicli di 7 giorni (da qui l’ origine della nostra settimana).
Inoltre l’ Antico Testamento utilizza 7 nomi per indicare la terra e 7 per indicare il cielo.
Nell’ Ebraismo, il candelabro a 7 luci (detto Menorah) è il simbolo della fede eterna accessa.
Ci sono tantissimi esempi che hanno come simbolo il numero 7.
Per chi non lo sa anche dopo il concepimento il feto rimane tale per 7 settimane per poi trasformarsi in feto e il parto avviene dopo 7 lune nuove.

numero 7

Un’ altra versione è che nella Repubblica di Venezia del 1600-1700 c’erano delle leggi severe per quanto riguarda il vetro che era molto caro e prezioso e rompere uno specchio in quel periodo voleva dire dover recuperare il vetro e i pezzi e portare tutto ad un ufficio apposito e compilare dichiarazioni e giustificazioni che giustamente per i cittadini analfabeti era un problema.

In conclusione posso dire che rompere uno specchio oggi non porta sfortuna. Certo dobbiamo stare attenti a non farci male però non è una maledizione.